Gli approcci elettivi del mio modo di lavorare sono prevalentemente a mediazione corporea.
Partono tutti da un comune impianto teorico e si differenziano per focus di intervento e strumenti di lavoro.

BIOSISTEMICA
La Biosistemica è un modello di intervento psicoterapeutico recente, nato negli anni '80 del secolo scorso, dalle osservazioni di uno psicoterapeuta americano, Jerome Liss, durante le sue collaborazioni con colleghi fisiologi, neurofisiologi e psichiatri umanisti. Questo modello teorico contempla due aspetti: 1. la radice organica dei processi emotivi (“bio”) e 2. il loro riproporsi immutato in tutti i sistemi di vita del paziente, dai processi fisiologici interni alla persona ai sistemi relazionali in cui vive (“sistema”). Questi due focus insieme sono punti di osservazione e di intervento per cambiare le realtà che la persona porta come problematiche. L'emozione, che è la messa in atto del sentire profondo nel mondo esterno, è anche strumento elettivo per il lavoro biosistemico, che ha a disposizione molteplici strumenti con cui entrare nell'inconscio del paziente: l'azione, il pensiero e il vissuto senso-percettivo. La Biosistemica è stata il mio primo passo verso la clinica della relazione e mi sento profondamente in connessione con questa modalità di funzionamento di terapia, che trovo flessibile e potente perché comporta importanti rivoluzioni interne anche da stimoli talvolta percepiti come sottili.

BIOENERGETICA
La Bioenergetica è un lavoro terapeutico che nasce dall'esperienza di uno psicoterapeuta americano intorno agli anni '50-'60, Alexander Lowen . Questo modello di intervento è strutturato in due forme: l'analisi bioenergetica e le classi di esercizi bioenergetici.
Io ho una formazione per la seconda forma di sostegno alla persona: le classi di esercizi in gruppo.
Sia l'una che l'altra partono dal corpo, attraverso esercizi specifici concepiti in sintonia con le differenti strutture caratteriali (corazze psico-neuro-muscolari) e tendono a comprendere, destrutturare le risposte ai problemi cronicizzate, che hanno preso forma nel corpo e nei movimenti di ognuno di noi, e a ristrutturarne di nuove, più fluide e flessibili delle precedenti.
Da 11 anni lavoro su di me con la Bioenergetica, oltre ad aver seguito una formazione specifica per condurre gruppi di esercizi di bioenergetica e un percorso di evoluzione personale con metodo bioenergetico, pertanto utilizzo questi strumenti in maniera quasi naturale all'interno del mio setting di lavoro.

SOMATORELAZIONALE
L'approccio Somatorelazionale è un più recente modello di lavoro, sviluppato dall'Istituto di Psicologia Somatorelazionale di Milano. Si sviluppa dall' incontro tra il modello bioenergetico (più direttivo e stimolante) e l'approccio centrato sulla persona di Carl Rogers (più destrutturato e sottile). Di fatto questa forma di intervento utilizza l'osservazione del corpo del paziente (e da esso la comprensione delle sue tematiche caratteriali e le relative risorse), l'autoascolto e l'utilizzo di esercizi bioenergetici a supporto dell'espressione corporea di quanto esposto a parole dal cliente. E' un approccio molto delicato, che accompagna lentamente ad una presa di consapevolezza globale del vissuto interno nel momento in cui il cliente lo sta vivendo.

ORGANISMICA
L'approccio Organismico è un metodo di lavoro concettualizzato dai coniugi Malcolm e Katherine Brown, sulla base della teoria olistica dell'organismo umano di Kurt Goldstein. Questo neurologo, attraverso molteplici osservazioni cliniche, sviluppa il concetto di salute olistica dell'organismo e identifica l'energia del corpo come la tendenza più forte alla salute, anche in presenza di condizioni di grave menomazione. Sulla base di quanto teorizzato da Golstein, i coniugi Brown identificano nel corpo 4 centri di evoluzione personale, coinvolti di volta in volta nella maturazione dell'individuo e del suo personale modo di essere. Lo strumento elettivo di questo approccio è il contatto corporeo, attraverso il quale il terapeuta può fornire un sostegno più «nutritivo» nel caso di casi di lavoro su una ferita più precoce o più «catalitico», nel caso del bisogno maggiore di stimolazione.Questo modo di lavorare viene proposto nell'ambito di un rapporto di collaborazione più avanzato con il paziente, casi in cui la fiducia è un sentimento stabile e consolidato nella coppia terapeutica.